Che cos’è la Pop Art? Quali sono le caratteristiche di una delle più conosciute correnti artistiche dell’arte contemporanea?

Quali gli artisti più rappresentativi che hanno lasciato una traccia indelebile nella storia dell’arte così come in quella della “società?

La Pop Art nasce negli Stai Uniti verso la seconda metà degli anni Cinquanta e deriva il suo nome dall’espressione inglese “popular art” a indicare, appunto, come la sua fonte d’ispirazione primaria fossero gli oggetti della cultura di massa, la televisione, la pubblicità, la moda, i fumetti e il cinema. Non è quindi un caso che sin dagli esordi la Pop Art si ponesse in forte contrapposizione con l’Espressionismo Astratto, un movimento artistico nato negli USA dopo la Seconda Guerra Mondiale, che aveva come caratteristica principale quella di concepire l’arte come un mezzo di esternalizzazione del sentire individuale dell’artista.

Gli artisti Pop Art, quindi, spostarono l’attenzione dall’interno all’esterno, raccontando nelle loro opere la società di quel tempo grazie a un linguaggio informale e a “simboli” mutuai principalmente dal mondo del commercio e della produzione in serie.

Fu così che oggetti di uso comune, che si era soliti vedere solo sugli scaffali di un supermercato, divennero la principale fonte di ispirazione per gli artisti Pop Art che, in questo modo, raccontavano con ironica e con una punta di provocazione lo spirito di una società sempre più votata al progresso e alla produzione di massa di beni di consumo.

I soggetti del lavoro artistico divennero quindi oggetti che, sebbene privi di volto, erano immediatamente riconoscibili a tutti e questo grazie o a causa della forte pressione che la pubblicità, e più in generale i mass media, stavano cominciando a esercitare sulle persone. E’ evidente, quindi, come la Pop Art abbia segnato una vera e propria rottura rispetto a tutte le correnti artistiche precedenti e questo perché gli artisti Pop Art non erano interessati all’introspettività dell’uomo ma alla società esterna, dalla quale traevano costantemente stimoli e ispirazioni.

Non è un caso che la Pop Art sia stata definita nel 1955 da Fiedler e Banham come “l’insieme delle forme visive e musicali appartenenti all’universo dei mass media che include cartelloni pubblicitari, immagini televisive, cinematografiche, rotocalchi, fumetti, fantascienza, industrial design, moda etc”. Il fatto di rifiutare le domande poste dagli artisti delle generazioni precedenti non significò, però, che la Pop Art non si ponesse degli interrogativi, tra i quali i più importanti riguardavano l’esclusività dell’opera d’arte e la capacità di connettere la società dei consumi con lo stile artistico.

Che cos’è la Pop Art: gli artisti UK e USA

La prima opera Pop Art nel Regno Unito è il collage “I was a Rich man’s plaything” dello scozzese Eduardo Paolozzi che nel 1947 realizzò quest’opera ritagliando figure da vecchie riviste per soldati per poi ricomporle in un collage accostando a queste etichette e ritagli di giornale. Fu qualche anno dopo il londinese Richard Hamilton a riprendere questo filone con il collage “Just what is it that makes today’s different so appealing?”, un’opera nella quale cose e persone vengono esposte nel medesimo modo.

Sul versante americano sono numerosi i nomi che è possibile annoverare nell’universo Pop Art.

Primo tra tutti Andy Warhol, l’artista che meglio di tutti gli altri è riuscito a catturare la società americana degli anni Sessanta realizzando delle opere divenute iconiche in quanto capaci di eliminare l’aurelità dell’oggetto dell’arte per renderlo semplicemente un prodotto realizzato in serie. Tante sono le opere firmate Warhol passate alla storia come la serie dei barattoli Campbell, il famoso dittico di Marilyn o ancora i lavori dedicati agli oggetti Coca Cola, nei quali il prodotto commerciale diventa pienamente soggetto d’arte.

Proprio alla produzione seriale e anonima, Warhol dedica il suo celebre studio, la Factory (fabbrica) che ha sede prima a Midtown Manhattan e dal 1968 a Union Square. La Factory di Warhol, conosciuta anche come Silver Factory per il fatto di avere le pareti completamente rivestite di carta stagnola, diventa in breve tempo il luogo di ritrovo di artisti, musicisti, registi e attori, un posto dove creare e sperimentare.

Nella Pop Art vanno annoverati altri celebri artisti come Rauschenberg, Johns, Dine, Lichtenstein, Oldemburg, Rosenquist, Wesselmann, Hockney, Haring, Kusama e Murakami, alcuni dei quali provenienti dal New Dada che aveva ripreso il concetto dadaista della fusione di materiali e del recupero dell’oggetto quotidiano trasportato in un contesto espositivo.